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martedì 22 gennaio 2013

SIAMO UNA SQUADRA

Siamo una squadra, se uno di noi manca o non lavora bene, tutti ne risentono”. Questo ripete il coordinatore del gruppo mentre attenti e impeccabili presenziamo alla riunione di rito a fine giornata. Il lavoro che portiamo avanti è della massima responsabilità e dalle nostre azioni dipende non solo il risultato, ma anche il destino dei nostri stessi compagni. Fianco a fianco ci passiamo forza, ci proteggiamo e veniamo protetti. Non possiamo permetterci di essere disattenti o imprecisi, su questo il coordinatore è stato chiaro: le nostre qualità sono al servizio della collettività e una nostra mancanza, oltre ad essere un atto vigliacco verso i nostri fratelli, è deleterio per la causa. La nostra etica del lavoro è la principale forza: mai abbassare la guardia, mai bighellonare. Un’intera nazione ci ascolta e conta sulle nostre capacità. Ogni mattina la puntualità serve a sottolineare la propria superiorità morale: come può un grande uomo soltanto pensare di non farsi trovare pronto? Ed è giusto che la macchina delle impronte al servizio della causa, qualora ci si presenti in ritardo di cinque minuti, segnali che si inizia a lavorare con mezz’ora di ritardo: la responsabilità va allenata giorno dopo giorno e data l’importanza del compito è altresì giusto che se si lavora invece cinque minuti di più, non si venga premiati con la stessa mezz’ora; ci è richiesta puntualità e perizia, la pedagogia che ci viene imposta è una giusta regola per lo spirito. Quando siamo al nostro posto di lavoro, siamo circondati dai colleghi. Ognuno di noi è unito agli altri da alte barriere che dal tavolo arrivano fino al soffitto; il lavoro collettivo è semplicemente aumentato dalle divisioni inserite fra di noi, se ognuno ha lo stesso spazio, tutti hanno lo stesso spazio, tutti sono uno. Purtroppo però non tutti hanno nel tempo avuto la stessa nostra fortuna: quanti fratelli sono passati e caduti al nostro fianco. Le postazioni una volta piene di azione, sono spesso vuote e ricordano a stento i nomi e gli eroi che un tempo le hanno occupate. Ma la lotta non è per tutti, sebbene anche un giorno potrei cadere, sono orgoglioso di continuare la battaglia giorno dopo giorno, anzi ora dopo ora, visto che il compenso è legato indissolubilmente alle ore, ai minuti, ai secondi. I numeri sono le basi del nostro tempo ed è per questo che bisogna garantirne una determinata quantità: mai andare sotto quanto elaborato, puntare all’incremento e quando si è raggiunto, divieto assoluto di tornare a diminuire. Non essere allontanati dal proprio posto è la massima aspirazione di ogni operatore: vergogna e dannazione eterna per chi, facendosi trovare impreparato e improduttivo, non ha servito a dovere la causa. I coordinatori, elaborando i dati, conoscono nel minimo dettaglio il nostro lavoro e sono giudici senza discrezione, senza volontà: anch’essi sottoposti all’insindacabilità dei dati, anch’essi inermi dinanzi alle analisi dei loro superiori. Tutto ciò garantisce un’equità senza pari fra i diversi gradi dell’organizzazione: dal più anonimo operatore fino al vertice (da noi sconosciuto e ignorato) è l’efficienza che governa le nostre vite, madre non affettuosa ma giusta. Spero che queste brevi ed estemporanee riflessioni dell’operatore 451, raccolte in una domenica di riposo dall’onesto e quotidiano lavoro, possano raggiungere chi non conosce o giudica preventivamente l’arduo ed importante compito di tutti gli operatori del mondo. Call center di tutti i paesi, unitevi.

venerdì 11 gennaio 2013

SVEGLIA !!!


"Operatore 451 sveglia" "Così non va bene ragazzi", " Dai dai.. Fateme rientrà quarcosa", "Regà, dovete guadagnavve er posto ogni santo giorno o ce ne annamo tutti a casa!"
Queste sono solo alcune delle formule ricorrenti che quotidianamente Operatore 451, Flaviona, Franca, Marzia, Bibo, Gaetano, Angun e tanti altri sono costretti ad ascoltare. Parole che, pur discorsive e prosaiche, vengono ad assumere un carattere cifrato e categorizzato che, come direbbe Platone nella Metafisica, esplicano un "idea" che suona come : sei licenziato se non convinci la suora a smonacare il prete e a sposarlo l'indomani con rito buddista. Operatore 451 nella vita ha sempre puntato in alto. Ha studiato, si è laureato in tempo e con una buona votazione. Ha fatto un master di un anno e ha pure pensato di prendere una specializzazione per approfondire il suo know how e per accrescere le sue competenze. Del resto Operatore 451 ha creduto e crede che le esperienze siano fondamentali. La sapienza è figlia dell'esperienza no? Benissimo, e allora è d'uopo farsela, diversamente nemmeno ti prendono in considerazione.

Tuttavia nonostante il vettore motivazionale e la voglia di lavorare nel proprio ambito, Operatore 451 è costretto a reinventarsi. Perché lo fa? Perché diversamente sarebbe choosy, perché se non facesse così sarebbe costretto a vivere ancora in casa con i suoi genitori e a pesare sulle loro spalle, perché dovrebbe rinunciare al bisogno comune di indipendenza e di libertà che sono condizione necessaria e irrinunciabile.

A questo punto occorre fare un passo indietro. Si perché è proprio qui che Operatore 451 nasce e prende forma. Nietzsche diceva che dalle ceneri del vecchio uomo nasce un uomo nuovo, un ubermensch che mette in discussione i valori del soprannaturale e basa tutto sulla sua volontà, la volontà di potenza appunto. In questo caso la resurrezione è da intendersi al contrario. L'unica analogia rintracciabile infatti sta con la distruzione dell'uomo che brucia il suo io e getta alle ortiche la sua volontà di potenza, facendo nascere, dalle sue ceneri appunto, un homo novus che non è uber ma è semplicemente mensch... Che amarezza!

Un flashback raccontato che permette ad Operatore 451 e ai suoi colleghi di essere com'era prima di bruciare...ricordi e frammenti di memoria... per poi tornare ad indossare dopo la resurrezione, la maschera, ovvero le cuffie, longa manus della sua arte e del suo mestiere.